Realtà: Reale o Virtuale? - di Ludovica Zilio

Il 18 marzo CooBurn ha lanciato la prima edizione di un'iniziativa editoriale, #PaneAmoreWeb, rivolta a giovani scrittori o aspiranti tali, i quali dovevano argomentare i propri pensieri in merito al tema delle Relazioni Sociali nell'epoca contemporanea caratterizzata dall'avvento di internet e dei social network. Tra i diversi partecipanti, l'opera che abbiamo ritenuto più significativa è stata quella di Ludovica Zilio. Per lei, oltre alla pubblicazione sul nostro blog e la diffusione attraverso i nostri diversi canali social, andrà in premio un servizio gratuito per 15 giorni di Social Media Management per un'attività o azienda a sua scelta. Vi aspettiamo per la seconda edizione di questa iniziativa con un nuovo tema da esporre e dal nome #PaneAmoreStartup, mentre vi lasciamo alla lettura dell'opera vincitrice dal nome:

Realtà: Reale o Virtuale?

Comunicazione. Una parola che racchiude tempo, spazio e socialità. Che racchiude emozioni, novità, evoluzione, rapporti. Che tiene unite le persone ma allo stesso tempo le divide.

La comunicazione esiste dai tempi della nascita della lingua e, con l’evoluzione dell’uomo, della conoscenza e di conseguenza della tecnologia, ha fatto si che si evolvesse anch’essa. Da comunicazioni epistolari, che impiegavano mesi per far giungere le notizie da una parte all’altra del mondo, siamo arrivati alla comunicazione via radio, che ha iniziato a creare un sottofondo per le nostre attività quotidiane, per poi passare alla televisione che ci ha permesso di vivere “insieme” con il resto del mondo, facendo vedere le stesse cose da nord a sud, da est a ovest, fino ad arrivare alla più grande evoluzione della nostra generazione, il computer, che ha portato con sé la nascita di Internet

Un mezzo di comunicazione che piano piano è entrato nelle case di tutte le persone, di tutto il mondo, semplificando ancor di più il nostro modo d vivere. Pensate a quelle lettere che impiegavano mesi per far giungere notizie, ora, con un click, possiamo sapere quello che succede in tutto il mondo. Che bello, pensiamo. Avere il mondo a portata di mano. 

Ma è da questa scoperta in poi, che la nostra vita è cambiata
Quanti di noi hanno amici, parenti o conoscenti, lontani dalle nostre case, lontani km. Dall’altra parte del mondo? Tantissimi immagino. Fino a qualche tempo fa ci scrivevamo e-mail, o lettere, o si aspettava di aver lavorato abbastanza da permettersi un viaggio, che ci permettesse di raggiungerli. Oggi, internet e le sue continue evoluzioni, ha proposto al mondo una nuova forma di comunicazione: i Social Network. Piattaforme alla portata di tutti che permettono di comunicare, interagire, scambiare pensieri, foto, video con il resto del mondo, rimanendo seduti sulle nostre comode poltrone.
Qui le persone condividono emozioni, paure, notizie, informazioni, pensieri, che in un modo o nell’altro, rendono le nostre vite più tranquille, come se nelle nostre teste ci fosse una vocina che grida: <<ehi tranquillo! Non sei solo! Anche io la penso come te!>>
Ebbene queste vocine, queste community, hanno fatto nascere rapporti che hanno portato a matrimoni, amicizie, e hanno permesso la formazione di forum ispirati alle passioni, potendo finalmente condividerle con tante, tantissime altre persone. I social network hanno dato tanto a questo mondo: hanno accorciato le distanze, hanno velocizzato il mondo ad un “click”, hanno permesso di mantenere dei rapporti (di ogni genere) a distanza e hanno permesso a tutti di scoprire il mondo. Unendo culture, tradizioni, fondendo i diversi modi di vivere.

Ma allora perché è tanto criticata questa nuova era fatta di chat, video chat e comunicazione virtuale?
Riflettiamo sulla parola virtuale. È proprio lei che crea confusione.
Rapporto reale o virtuale?
Distanze reali o virtuali?
Tempo reale o virtuale?
Ormai la nostra vita di svolge davanti un dispositivo elettronico fornito di queste piattaforme, che ci fanno essere uniti, ma allo stesso tempo così distanti. Distanti da tante altre persone che sono vicine a noi, ma di conseguenza connessi con il resto del mondo. Come se non riuscissimo più a vivere nella realtà, a scambiare parole con il nostro compagno di banco o un nostro coinquilino. Se state leggendo questo articolo in un bar, in una biblioteca o in un luogo pubblico, guardatevi attorno: Quanti stanno effettivamente parlando con la persona che hanno vicino, con cui “condividono” un caffè o altro? La percentuale minima immagino. Se da una parte sorridiamo, dall’altra avremo un senso di tristezza che invade il nostro corpo.
La comunicazione con i social network si è ampliata, è vero. Ma in che modo? Spegnendo i rapporti veri, quelli dove un contatto fisico, uno sguardo, una stretta di mano davano reali emozioni. Un esempio banale ma di effetto è quello del “presentarsi ad un ragazzo/a che ci piace”; i pensieri, le paure che invadevano il nostro corpo, i mesi che passavano prima di trovare il coraggio, il rossore sul viso, gli occhi pieni di paura e di voglia di scoprirsi, il terrore di non piacere, il contatto che faceva paura, erano alla base di questa azione quotidiana. Che rimaneva ben impressa nella mente per la sua grande fatica di metterlo in atto.
Oggi basta stare seduti su una sedia, davanti al computer, mettere il nome del ragazzo e cliccare su “aggiungi agli amici”, “segui” o mettere un “like” alla sua foto, tutte azioni che sintetizzano le emozioni descritte prima. Ed è per questo che la comunicazione ai tempi dei social network portano a cosi tanti dubbi? Qual è il modo migliore a questo punto? Come mai un evoluzione tanto buona e di grande utilità, è riuscita a spegnerci così tanto, facendoci fare fatica anche ad uscire di casa? A farci stare bene da soli realmente e uniti virtualmente e non viceversa? A farci desiderare la batteria carica e un GB in più rispetto ad una bella giornata di sole e la disponibilità di amici in carne ed ossa?
Non raggiungeremo risposte effettive a queste domande fino a quando non ci sarà una vera “crisi nella comunicazione” ed è li, che inizieremo a riflettere su cosa abbiamo guadagnato o abbiamo perso. Lo sguardo, il contatto visivo è una delle cose che mi manca di più in assoluto. Parlare con una persona e guardarla negli occhi. Ormai dobbiamo sorprenderci se riusciamo a mantenerlo per qualche minuto, dopo di che, lo abbassiamo, afferriamo il nostro dispositivo e sorridiamo ad un sms, o fissiamo lo schermo nell’attesa di un avviso, di qualcosa che possa farci sentire attivi all’interno delle community, pensieri che entrano in testa: “perché non mi cerca? Perché non ha visualizzato? Perché non ha messo un “like” alla mia foto? non gli piaccio più? non mi considera più sua amica, “non chiama da 2h”  ...e intanto la persona di fronte a noi ci ha appena detto di star male in casa, di avere un problema. Ma noi siamo troppo presi dalla nostra vita virtuale. Allora la domanda che vi propongo dopo questa riflessione è: riusciremo più a scindere la realtà dal virtuale? Riusciremo a ritrovare il vero significato di comunicazione?

 

Ludovica Zilio

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